2019_04_07 Isernia - viaggio della memoria - cerimonia ufficiale

Isernia -viaggio della memoria 5 - 6- 7 aprile 2019 L'internamento ad Isernia, allora in provincia di Campobasso, degli ex soldati del disciolto esercito austro-ungarico già rientrati nelle loro case a guerra finita. Per essi fu una esperienza molto pesante, anche perché ormai si credeva che, dopo l'armistizio del 4 novembre 1918, nulla di grave potesse accadere. Fu questo un comportamento non proprio glorioso, da parte della nuova "patria" italiana verso i nuovi sudditi trentini "irredenti". Il ritrovamento di alcuni diari di ex prigionieri trentini ha dato la possibilità di approfondire il periodo del viaggio, le condizioni del soggiorno ad Isernia e del ritorno definitivo a casa. E' una di quelle storie nefande messe a tacere fino al tempo presente per motivi di opportunità politica ed ancor oggi poco raccontate. E' un tassello di quell'insieme di desolanti vicende di profughi, internati, prigionieri di ogni fronte, che l'evoluzione autoritaria degli stati in guerra creò e che continuò anche a guerra finita. Tutto questo nasce dall'invio di un telegramma da parte del presidente del consiglio Emanuele Orlando al generale Armando Diaz in cui diceva: "lo ritengo che il primo atto che formalmente si deve compiere è la dichiarazione di prigionieri di guerra di tutti i militari che già appartennero a/l'esercito austro-ungarico, salvo consentirne la liberazione ed il ritorno al domicilio di coloro che appartengono alle terre da noi occupate, la cui liberazione deve avvenire sotto due condizioni: primo, che sia opportunamente verificata l'appartenenza territoriale suddetta. Secondo: che l'individuo non risulti per se stesso terribile. Tali norme io dichiarai ai deputati del Trentino che si sarebbero dovute applicare agli italiani redenti". La genericità del testo lasciava spazio a varie interpretazioni. Sta di fatto che due giorni dopo il telegramma fu emesso un bando che ordinava di presentarsi entro il 18 c.m. "alle autorità militari per essere inviati in Italia". Per quanti ubbidirono cominciò così l'esperienza di prigionia ad Isernia che segnò la vita di tutta la comunità trentina oltre a quella dei protagonisti.
Notizie tratta dal libro "Reduci Trentini prigionieri ad Isernia 1918 - 1920" di Luciana Palla
Niente di tutto questo si è tramandato nella memoria storica degli abitanti di Isernia su quei campi d'internamento allestiti all'interno della città che ospitarono più di un migliaio di prigionieri trentini e triestini, i quali vennero a contatto con la popolazione civile, come essi stessi raccontano nei loro diari. Sicuramente il bombardamento della città effettuato dagli alleati nel 10 settembre 1943 che provocò migliaia di morti e distrusse quasi interamente la città prese il posto di queste memorie. Il bombardamento di Isernia da parte delle forze aeree anglo-americane è stato uno degli eventi più tragici che abbia mai colpito la città. Appena due giorni dopo l'annuncio dell'armistizio firmato dal Maresciallo Badoglio con gli Alleati, la popolazione isernina accolse con festosi saluti e sventolio di fazzoletti bianchi gli aerei anglo-americani che sorvolavano la città, ignara del triste destino cui sarebbe andata incontro. Infatti gli aerei militari intrapresero un feroce bombardamento e distrussero gran parte del centro abitato, uccidendo circa 4000 persone. Che questo evento possa anche essere l'occasione di un incontro fra il Trentino e la città d'Isernia che per motivi diversi sono state coinvolte nella stessa tragedia. Rimettendo al centro la parola PACE per far sì che tali eventi non debbano succedere mai più.

- La domenica la cerimonia ufficiale di ricordo inizia con il Landesüblicher Empfang in piazza X settembre seguita dalla deposizione di una corona, preceduta da una salva in onore, al monumento dei caduti del bombardamento del 10 settembre 1943 da parte degli americani sulla città e nella chiesa di Santa Chiara, una delle 4 chiese luogo di prigionia. In corteo ci si è poi recati nella Cattedrale di Isernia per la santa messa celebrata dal vescovo Camillo Cibotti. Alla fine della Santa Messa sono state benedette le corone ed il crocefisso donata dagli Standschuetzen e Kaiserschuetzen alla chiesa di San Francesco. A seguire letta la preghiera degli Schuetzen ed un pioccolo intervento del Landeskommandant di ringraziamento rivolto al Vescovo per le sue parole fatte durante l'omelia ed una spiegazione della motivazione della "salva d'onore". Al termine è seguito il bacio della Reliquia del Beato Carlo al suono del Keiserhymne. Ripreso l'inquadramento nella piazza antistante il duomo il corteo si è recato davanti alla chiesa di San Francesco, altro luogo di prigionia, dove è stato collocato il crocefisso precedentemente benedetto con la deposizione di un'altra corona. In chiusura il corteo riprende la sua marcia per recarsi presso il ex monastero "Santa Maria delle Monache" dove è stata scoperta la lapide a ricordo dell'evento al suono del Keiserhymne ed il Landeshyme. Dopo la deposizione di una corona, sono seguito poi i discorsi di chiusura per i saluti finali. La cerimonia si è conclusa con il suono dell'inno europeo. Il corteo riprende quindi la marcia per ritornare in piazza Andrea d'Isernia dove ci sarà il definitivo scioglimento.
- Un grande ringraziamento alla banda di Faedo per l'impeccabile accompagnamento musicale.


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B
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